La finestra a scacchi

scacchi[1]

L’Associazione scacchistica cuneese ha concluso un accordo con la casa circondariale Cerialdo di Cuneo per un corso di scacchi ai detenuti che è iniziato giovedì 7 agosto 2014. L’iniziativa ha accolto il favore di ben 22 detenuti ed è la prima volta che viene offerto un corso didattico completo ed esclusivo di scacchi.

Il successo e la diffusa adesione ha suscitato il primo Campionato semilampo, 10 detenuti si sono sfidati in un torneo all’italiana, direttore di gara il loro istruttore CIARAMELLA Antonio, referente provinciale FSI. La premiazione è avvenuta il 27 febbraio scorso con la partecipazione del direttore dr.MAZZEO, il garante regionale dei diritti dei detenuti, On.le Bruno MELLANO di Fossano che ha constatato un grande entusiasmo e solidarietà e gli educatori FUCCI Giovanni. Il vincitore KADIU Bledar, 32 anni di origine albanese ha vinto la coppa, una sola sconfitta in 9 partite, secondo GHERASIN Costantin, 38 anni rumeno e il terzo Camillo MASPI, napoletanto. A tutti i partecipanti è stata consegnata una medaglia ricordo e un completo di scacchi, tutti i premi sono stati offerti dalla scacchistica cuneese.

Il successo della manifestazione e l’entusiastico coinvolgimento ha convinto il referente provinciale fsi in accordo con l’amministrazione penitenziaria a organizzare un torneo aperto agli “esterni” mentre le lezioni riprenderanno a maggio per tutta l’estate.

Non è certo una novità l’insegnamento degli scacchi a chi vive rinchiuso dietro le sbarre; ad esempio negli USA sono migliaia i praticanti nelle carceri, grazie anche a un’intensa azione di propaganda attuata dalla federscacchi USA che ha incontrato il favore delle autorità carcerarie.

In Italia si contano molte iniziative ma episodiche e a macchia di leopardo sul territorio italiano, nella provincia di Cuneo è la prima volta che si è organizzato un corso completo e stabile.

La libertà si apprezza quando ti è tolta, nel frattempo si ripiega nell’interiorità per scoprire l’umanità e nelle distrazioni al fine di allontanare la noia, l’afflittività  e la solitudine. Alla privazione della libertà sì risponde coltivando la solidarietà e gli interessi che non erano apprezzati lontanamente nella precedente vita. L’interesse negli scacchi e la sua pratica ordinaria e faticosa per un recluso è molto più di un conforto, non suscitano solo il potere di lenire la grama esistenza del detenuto ma spesso lo hanno trasformato, talvolta così radicalmente da renderlo irriconoscibile.

Per altro, l’uso dell’eufemismo avere la “finestra a scacchi” per indicare lo stato di detenzione e privazione della libertà è sicuramente suggerito dal raggio di luce che filtra pallido le sbarre, formando il riflesso sul pavimento di una scacchiera. Ebbene molti detenuti approfittavano dell’ombra del reticolato a terra per giocare a scacchi o a dama.

finestra a scacchiL’ergastolano Claude Bloodgood è divenuto famoso in carcere per la sua bravura nel gioco per corrispondenza, rapportandosi epistolarmente in 250 partite e diventando autore di tre libri in materia. Condannato a morte dal Tribunale di Norfolk nel 1970 per uxoricidio, la data della sua esecuzione era stata rimandata per ben sei volte prima di  essere commutata in ergastolo. Bloodgood, già prima del carcere, era stato un assiduo giocatore di scacchi, addirittura si vantava di aver giocato con Humphrey Bogart. In un’intervista al British Chess Magazine ammise che: “Senza gli scacchi, impazzirei del tutto”.

Altra vicenda è quella del pregiudicato Norman Tweed Whitaker che partecipò, anche se marginalmente, al celebre rapimento del figlio di Lindbergh, il trasvolatore atlantico. Scontò la pena ma poi fu tradotto di nuovo in carcere per aver reiterato la sua condotta criminale finendo ad Alcatraz per 18 anni. Così iniziò a giocare a scacchi e quando uscì nel ’46 si iscrisse immediatamente al campionato Open americano nel Texas piazzandosi, tra la sorpresa totale, ai primissimi posti.

wer3Sulla sua vita è stata dedicata una biografia, corredata da 250 partite molto interessanti, Nel campo letterario non è l’unica ispirazione. Si annovera quella più nota e astratta di Nabokov Luzhin nonchè “Die Schachnovelle, cioè “Novella degli scacchi“, la più celebre opera di Stefan Zweig. Il protagonista del racconto aveva imparato a giocare durante la prigionia sotto la Gestapo, autodidatta. Tuttavia il giocare ripetutamente contro se stesso aveva determinato in lui un forte stress. Scritta a Petropolis in Brasile nel 1941, pochi mesi prima del suicidio ( febbraio 1942), venne pubblicata postuma a Stoccolma nel 1943 dall’editore Bermann-Fischer ispirando il  film “Scacco alla follia” di Gerard Oswald (1960). Altri film sullo stesso tema, trascorrere il tempo per “evadere la mente” sono: “Le ali della libertà” e “Hurricane”.

 

Negli anni 2000 la Bbc affidò un documentario a Mark Rylance sul fenomeno, riprendendo la vita di John Healy, un etilista finito in prigione ove ebbe l’opportunità di apprendere il gioco degli scacchi. Si appassionò a tal punto da diventare “Gran Maestro”, il massimo titolo che uno scacchista professionista può ambire.

Torniamo alla realtà penitenziaria, Donald Gittin che da adolescente giocava sporadicamente ma senza passione, nel 1987  viene recluso nell’istituto correzionale californiano di Tehachapi. Qui si ritrovò per compagno di cella Walter Lewis, un esperto di gioco per corrispondenza (2100 elo). Donald finì per prestare sempre più attenzione alle complesse analisi del compagno di cella, il quale invece si annoiava a giocare con l’inesperto scacchista in erba. Quindi lo liquidò prestandogli una copia de “Il Mio sistema” di Aron Nimzowitsch. Il manuale ha folgorato molti scacchisti esperti o meno, dopo una lettura vorace del corposo libro, Gittin diventò maestro e poi corrispondente scacchistico di “The Chess Correspondent” di Los Angeles.

Il dissidente russo Nathan Sharansky, prima di emigrare in Israele e divenire un importante uomo politico, ai tempi di Breznev fu detenuto nei lager sovietici . Ammise che la sua grande passione per gli scacchi maturò nel periodo di detenzione, riuscendo a giocare intere partite a mente, ogni giorno, allontanando così l’alienazione che lo assaliva.  Invece Oscar Tenner, un maestro di scacchi americano finito in un campo di prigionia tedesco, giocava più materialmente con scacchi modellati con la mollica di pane,una pratica molto diffusa tra i detenuti di tutti i tempi.

Non occorre molta fantasia per intuire che gli scacchi offrono una via di fuga dalla realtà, rappresentano un “non luogo” e “un non tempo” nel quale rifugiarsi per dimenticare i dolori fisici e morali dell’esistenza ma per chi è in galera, gli scacchi possono essere molto di più: un’opportunità!.

Russlee Davis, carcerato al “Howard County Detention Center” ove sta scontato la pena per rapina a mano armata, ha 24 anni ed ha imparato a giocare a scacchi in prigione. Adesso spera che gli scacchi lo aiutino a tenerlo fuori dalla prigione in futuro perché il gioco “Riflette la vita. Se puoi imparare a superare gli ostacoli su una scacchiera, puoi allora superare anche gli ostacoli nella vita.” Adesso, bloccato nella sua cella, Davis gioca a scacchi tutti i giorni con altri suoi compagni e dice: “Ti obbliga a pensare in situazioni difficili, non puoi solo ribellarti”.

Jack Kavanagh, direttore del Howard County Detention Center, ove hanno esteso l’insegnamento degli scacchi anche nell’ala di massima sicurezza, è convinto che  offendo loro gli scacchi aiuti a concentrare le loro menti e li allontani dal provocare problemi, anche se confinati nelle loro celle da molto tempo e senza attività ricreative. “Il vantaggio degli scacchi è che insegna a ragionare e a pianificare”, afferma Kavanagh che prosegue “Vedo che alcune persone non parlano mai con altri, quando invece giocano a scacchi, parlano”.

L’insegnante di scacchi è Ken Clayton, 70enne di Columbia, giocatore di alti livelli: “Questi ragazzi hanno fatto un errore e adesso lo stanno pagando ma loro si meritano una possibilità per fare qualcosa di diverso”.

Jeremiah Lewis, ha 21 anni ed è in prigione per aver violato la libertà condizionata, afferma che ha imparato gli scacchi a scuola ma solo adesso li apprezza, grazie ad un istruttore come Clayton. “Mi aiuta ad usare meglio il mio cervello”, dice Lewis, il quale è stato rilasciato il 7 agosto 2013 promettendo che avrebbe proseguito lo studio del gioco.

Infatti, in molti casi diventa una forma di riscatto morale, una sfida intellettuale, una vera e propria àncora con il mondo esterno ovvero un antidoto all’alienazione che incombe giorno dopo giorno; insomma non è semplicemente una fuga dalla noia e dalla monotonia come nella vita ordinaria di un uomo libero.

Pertanto, non c’è da rimanere sorpresi di come gli scacchi sappiano lenire le ambascie dell’animo umano e modificare finanche la dimensione del tempo, il cui trascorrere appare meno inesorabile e fatale nell’attesa dello scacco matto definitivo!.

 

la stampa scacchi in carcere